Dicembre n°5 2019

Agli Stati Generali Green si è parlato di come contrastare i danni dovuti al riscaldamento globale. Edo Ronchi: “Dobbiamo decarbonizzare i trasporti e insistere con la green economy

Comprendere la gravità dei cambiamenti climatici e mettere in atto tutte le misure necessarie per favorire difesa dell’ambiente e sostenibilità. Questo l’appello lanciato in occasione degli Stati Generali della Green Economy che si sono svolti a Rimini durante Ecomondo. Un focus specifico è stato rivolto al “Green New Deal”, quel pacchetto di riforme da attuare in Italia e in Europa per promuovere l’economia circolare e le energie pulite. Anche questa ottava edizione si è rivelata un’importante occasione di confronto per il mondo istituzionale, imprenditoriale e civile. La due giorni verde è stata organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e della Commissione europea. Gli Stati Generali 2019 hanno registrato numeri record in termini di partecipazione e attenzione al tema, con oltre 70 relatori italiani ed internazionali e circa 3.000 iscritti. Molto vivace anche la discussione online: oltre 300 profili Twitter coinvolti nel produrre contenuti, un bacino potenziale che ha raggiunto 1,8 milioni di utenti e 6,5 milioni di impressions veicolate dall’hashtag #statigreen19, che è stato tra i trend topic nelle mattinate l’evento.

«Sono molto soddisfatto per la partecipazione agli Stati Generali e per l’ottima interlocuzione con il Governo - ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e componente del Consiglio Nazionale della Green Economy - Il Green New Deal deve diventare ora una strategia di lungo termine, dovremo quindi aggiornare gli obiettivi climatici, decarbonizzare i trasporti, premere l’acceleratore sulla green economy». Tra le figure istituzionali che hanno partecipato alla manifestazione anche Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente; Antonio Misiani, Viceministro dell’Economia e Riccardo Fraccaro, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tra i componenti del Consiglio nazionale della Green Economy che ha dato vita all’evento, c’è anche Cobat, oltre ad altre 65 organizzazioni d’impresa. «L’occasione di Rimini con tante aziende impegnate nella risoluzione dei problemi ambientali è un momento veramente importante per riflettere sulle sfide che non solo il nostro Paese, ma l’intero pianeta si trova ad affrontare - ha dichiarato Giancarlo Morandi, presidente del Consorzio - I discorsi che sono stati fatti sia da parte della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, sia da parte di molti altri partecipanti hanno puntualizzato quelle che sono le necessità per chi lavora tutti i giorni a favore di un sistema produttivo in grado di far coesistere le necessità economica e la difesa dell’ambiente. Una priorità ormai irrinunciabile».

La Relazione sullo stato della green economy del 2019 si è aperto con un focus sugli impatti economici dei cambiamenti climatici in Italia. “Per rispettare l’Accordo di Parigi l’Italia deve impegnarsi molto di più nella riduzione delle sue emissioni di gas serra - si legge nel documento - Nel nostro Paese, infatti, non diminuiscono dal 2014. Scontiamo uno storico ritardo nella diffusione di auto elettriche: sono meno di 10.000, mentre in Germania si arriva a 68.000. Anche se, grazie ai recenti incentivi, da gennaio a giugno 2019 le immatricolazioni di auto a emissioni zero sono state 4.995, con un aumento del 119,2% rispetto allo stesso semestre del 2018. I motoveicoli elettrici nel 2018 hanno raggiunto quota 6.211. Occorre insistere nella mobilità green”. Il tema dei cambiamenti climatici è stato poi affrontato in termini più generali. “Capire che il surriscaldamento è un problema rilevante per la salute dell’uomo è un passaggio obbligato. L’impatto delle ondate di calore è aumentato costantemente dal 1990 in ogni regione, con 157 milioni di persone in più esposte a eventi termici estremi nel 2017 rispetto al 2000. Le popolazioni in Europa e nel Mediterraneo orientale sono a rischio, con il 42 e il 43% di over 65 vulnerabile all’esposizione al caldo e quindi a cause di mortalità come stress termico, malattie cardiovascolari e renali. Nel saggio della Banca mondiale del 2018 si calcola che, senza concrete azioni di mitigazione climatica e di sviluppo sostenibile, più di 143 milioni di persone, il 2,8% della popolazione delle aree più colpite (Sud Est asiatico, Africa subsahariana e America Latina), potrebbero essere costrette a spostarsi per sfuggire agli impatti dei cambiamenti climatici». 

Da qui la richiesta di attuare un deciso contrasto all’inquinamento. “La scienza è unanime nell’attribuire l’aumento di temperatura e la variazione di altre variabili climatiche alle emissioni di gas serra dovute alle attività umane - si legge nelle conclusioni della relazione - Le emissioni inquinanti sono aumentate negli ultimi decenni modificando la composizione dell’atmosfera oltre i livelli osservati nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Il ruolo delle istituzioni internazionali, dei Governi nazionali e sotto nazionali, del comportamento dei cittadini e delle imprese sarà sempre più cruciale nel gestire il problema della crisi climatica».