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Friuli Venezia Giulia campione di economia circolare minacciato dal traffico di rifiuti


L’allarme lanciato nel corso del convegno organizzato a Trieste da Cobat e Panorama d’Italia.
07/09/2017

È nella top 3 delle regioni italiane con meno infrazioni accertate nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma – allo stesso tempo – si configura come crocevia di traffici illegali che danneggiano non solo l’ambiente, ma anche l’economia del territorio. Questo il quadro emerso oggi nel corso del convegno “Economia Circolare in Friuli Venezia Giulia: riciclo, legalità e best practice per lo sviluppo del territorio”, organizzato da Cobat – Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, nell’ambito della tappa triestina di Panorama d’Italia, il tour del settimanale Panorama per raccontare le eccellenze imprenditoriali italiane.


Al convegno sono intervenuti Sara Vito, assessore all'Ambiente e all'Energia della Regione Friuli Venezia Giulia, il Capitano Fabio Di Rezze, comandante regionale del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri e Roberto Gasparetto, direttore di  AcegasApsAmga.


“Cobat nel 2016 ha raccolto, in Friuli Venezia Giulia, oltre 2 milioni di chili di rifiuti tecnologici, l’equivalente di 70 container a pieno carico – spiega Claudio De Persio, direttore operativo del consorzio – Un risultato decisamente positivo raggiunto con la collaborazione di tutti, cittadini, imprese e istituzioni. Si tratta di pile, batterie, pc, smartphone, tablet, televisori ed elettrodomestici. Tutti prodotti che, grazie al riciclo, hanno generato materie prime – piombo, vetro, plastica, alluminio, rame e molto altro – da reimmettere nel ciclo produttivo, con un beneficio concreto per l’economia del territorio. Una vera e propria miniera nascosta.”


Eppure si potrebbe fare molto di più. Il Friuli Venezia Giulia è una regione di confine, spesso crocevia di traffici illeciti. La cronaca locale racconta dei sequestri operati dalle forze dell’ordine, che fermano camion pieni di elettrodomestici rotti o batterie esauste diretti a est. Senza le autorizzazioni di legge e fatti passare come prodotti funzionanti, questi rifiuti verranno gestiti all’estero per risparmiare sui costi di trattamento.


“Rubare un rifiuto? È un crimine più grave di quanto si possa pensare – chiarisce De Persio – Oltre alle pesanti sanzioni, le imprese che si affidano a soggetti non autorizzati per smaltire i rifiuti rischiano di creare danni ben più pesanti per la collettività. Sottrarre un rifiuto a una corretta gestione significa rinunciare al valore derivante dalle materie prime che verranno ricavate da quel prodotto. E, di conseguenza, far aumentare i costi di trattamento per tutte le altre aziende che si comportano in maniera corretta. Non è solo una questione ambientale e sociale, è una vera e propria turbativa di mercato che sottrae ricchezza all’economia del territorio”.


Cobat è un consorzio senza scopo di lucro che da 30 anni si occupa della corretta gestione dei rifiuti tecnologici. Con la sola attività di raccolta e riciclo delle batterie utilizzate nelle automobili dal 1988 al 2008 il consorzio ha recuperato un quantitativo di piombo equivalente a quello estraibile da una miniera lunga 20 chilometri, generando un risparmio di circa 110 milioni di euro sulla bilancia commerciale nazionale.


In Friuli Venezia Giulia Cobat garantisce una raccolta capillare “a chilometro zero”, che permette di ottimizzare la logistica e di abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute al trasporto dei rifiuti. Sono due i Punti Cobat (Neda Ambiente e Calcina Iniziative Ambientali) – aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio distribuite in maniera omogenea su tutto il territorio regionale – che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di piccoli e grandi comuni, dal mare alla montagna.